LUCIFERO E IL PRIMO BUGIARDO

Quante volte, nel corso delle nostre ricerche, ci siamo interrogati sulla dicotomia tra FEDE e CONOSCENZA, la quale vedremo si traduce in una dicotomia ancora più filosofica tra OBBEDIENZA e RIBELLIONE.

Ed è forse proprio da questa dicotomia che nasce la figura del ribelle per definizione: l’angelo Lucifero.

LUCIFERO E IL PRIMO BUGIARDO

LUCIFERO E IL PRIMO BUGIARDO

Nella tradizione popolare con questo termine generalmente s’intende un ipotetico essere incorporeo e luminoso di natura eminentemente maligna, anzi viene addirittura spesso indicato come il capo dei demoni, il signore degli inferi in cui giacciono i dannati, ed è in questa accezione che in parte del giudaismo e del cristianesimo viene assimilato alla figura di Satana.

Questa sostanziale identificazione deriverebbe da tradizioni giudaico-cristiane che forniscono un’interpretazione particolare di un passo di Isaia che tra breve vedremo. Nella fattispecie, il nome Lucifero sarebbe quello che l’entità possedeva prima della sua cacciata dal cielo da parte di “Dio”: l’angelo “portatore di luce” sarebbe cioè divenuto il Satana, cioè “l’avversario” per eccellenza.

I principali fautori di questa interpretazione sono stati Girolamo, Tertulliano, Origene, San Gregorio Magno, San Cipriano di Cartagine, San Bernardo di Chiaravalle, Agostino di Canterbury i quali sostanzialmente concordano nell’affermare l’originario stato angelico di Lucifero/Satana e dei suoi angeli/demoni: una condizione paradisiaca da cui sarebbero decaduti a causa della superbia e della ribellione.

Possiamo dire in sostanza che questi Padri stabilirono l’identità fra il Lucifero di Isaia e il Satana di Giobbe e dei Vangeli, operando una saldatura che è entrata a far parte della tradizione religiosa e popolare in modo quasi granitico.

Il seguente articolo proporrà invece un modello molto diverso: ovvero quello originale, che vede le due figure archetipali di Gesù e Lucifero essere la medesima entità spirituale.

L’appellativo “Lucifero” racchiude in sé la funzione dell’archetipo spirituale al quale si riferisce. La parola latina “lucifer” deriva da lux (luce) e ferre (portare). Lucifero significa quindi “colui che porta la luce”. Il latino “lucifer” è a sua volta una traduzione precisa della parola greca “phosphoros.” Anche in questo caso, infatti, la parola “phosphoros” ha come significato quella di “portatore di luce”, essendo costituita da phos (luce) e pherein (portare).

Fosforo (o Eosforo) veniva ritratto come un bambino nudo con una torcia stretta in mano, simbologia archetipale che possiamo riscontrare anche nella figura di Prometeo o, più recentemente, in quella della Statua della Libertà. In ogni caso abbiamo la fiamma della ragione – la conoscenza – che illumina l’oblio dell’ignoranza.

Solitamente per “luciferianesimo” viene intesa l’interpretazione gnostica di Lucifero, visto nel dramma metaforico della genesi come colui che risveglia l’uomo alla conoscenza di sè andando contro il volere del Dio che voleva che la sua creatura non scoprisse il suo potenziale divino…

La differenza tra molti cristiani e i luciferiani è che i primi leggono la genesi alla lettera, mentre i secondi considerano il racconto biblico come una metafora, una metafora in cui vi sono forze, e non entità in carne ed ossa. In quest’ottica esiste Dio in quanto intelligenza latente dell’universo (la Forza), poi esiste un altro Dio malvagio o completamente folle identificato dai gnostici nel Dio dell’Antico Testamento e frutto solo della malata immaginazione dell’uomo.

Infine Lucifero rappresenta il Logos, la razionalità e la sapienza divina latente nell’uomo, l’anelito dell’uomo a scoprire i misteri dell’universo, ma anche il principio di ribellione verso ogni limitazione dell’essere e della libertà dell’uomo.

La morale gnostica e luciferiana si fonda tutta sul metro della libertà. Per esempio uccidere è sbagliato perchè limita la libertà di continuare a vivere di un altro. Rubare è sbagliato perchè priva un altro della libertà di disporre dei propri averi e così via.
Vengono condannate invece tutte le imposizioni moralistiche riguardanti i gusti personali: ognuno è libero di pensare, esprimersi, vestire, mangiare e amare come gli pare.

Un equivalente del mito gnostico di Lucifero è il mito greco di Prometeo, che sfidando il geloso Giove dona all’uomo il fuoco della conoscenza (Luci-Fero porta la luce) e insegna all’uomo a cavarsela da solo, così come nei miti mesopotamici e biblici fanno i Vigilanti e gli Angeli Caduti capitanati da Semyaza aiutando la stirpe cainita nella costituzione della civiltà urbana antidiluviana trasferendo all’umanità tutta una serie di conoscenze implicite nel concetto del frutto proibito edenita.

Non è un caso se nel mito gnostico a volte Lucifero viene spesso immaginato donna, capelli neri, pallida e occhi verdi, vestita di nero e verde. Questo corrisponde all’impersonificazione della Sophia, ovvero della Sapienza. Il cosiddetto ”angelo verde” che compare nella trilogia gnostica di Matrix nella figura dell’Oracolo (Prometeo significa che vede prima, cioè oracolo) che aiuta l’Eletto e il genere umano a difendersi dal controllo dell’Architetto, metafora del Dio demiurgo dell’Antico Testamento.

Nel luciferianesimo Gesù Cristo non è una figura negativa, ma un eroe, definito il vero Lucifero. Gesù per il luciferianesimo non è il figlio del Dio dell’Antico Testamento, ma è appunto il Figlio dell’Uomo, e pertanto la manifestazione del potenziale evolutivo e divino completo dell’uomo, “figlio” quindi di quel vero “Dio” che è la Forza latente dell’universo, al contrario dell’immaginario comune che lo vede figlio del falso dio demiurgo veterotestamentario.

L’idea di Lucifero come principio positivo nonché il suo accostamento alla figura di Prometeo saranno dei motivi ripresi da una lunghissima tradizione gnostica e filosofica che nella storia ha trovato echi nell’Illuminismo, nella Massoneria, nel Rosacrocianesimo, nel Romanticismo di Byron, di Shelley, di Baudelaire e persino di Blake.

Tra gli autori italiani è interessante ricordare l’inno a Satana del Carducci e il poema Lucifero di Mario Rapisardi.

Tutta questa enorme cultura, la cui matrice luciferica è rimasta sempre più o meno celata, può essere compendiata nel sopraccitato termine luciferismo (o luciferianesimo) inteso come controparte del satanismo, ove quest’ultimo accetta l’identificazione di Lucifero e Satana e anzi venera proprio l’aspetto tenebroso e demoniaco di Lucifero/Satana, mentre la visione luciferiana usualmente non accetta tale identificazione oppura l’accetta solo per risolvere l’aspetto satanico nell’aspetto luciferino (cioè l’aspetto tenebroso nell’aspetto luminoso).

Posto che satanismo e luciferismo non si oppongono l’uno all’altro, il culto di Lucifero come entità spirituale oppure più semplicemente come simbolo ideale ha come presupposti teologico-filosofici l’identità fra Dio e Sophia (la Sapienza) e dunque la divinità della luce di conoscenza nell’uomo, nonché infine la benignità essenziale di qualsiasi entità che sia Portatore di luce, cioè portatore di conoscenza. Secondo tale visione dunque Cristo e Lucifero o sono figure complementari oppure sono addirittura la stessa persona in due aspetti e momenti diversi, per cui il Satana che compare nei Vangeli sarebbe stato anche il tentatore di Lucifero all’inizio dei tempi, il che presuppone la non-identità fra Lucifero e Satana.

La dottrina e il catechismo associano l’erronea e la mistificata figura del satanico lucifero al serpente dell’Eden così descritto in Genesi:

<<… Il serpente era il più astuto di tutti gli animali della campagna che il Signore Dio aveva fatto, e disse alla donna: “è vero che Dio ha detto: “Non dovete mangiare di nessun albero del giardino”?

La donna rispose al serpente: “Dei frutti degli alberi del giardino noi possiamo mangiare; ma del frutto dell’albero che sta nella parte interna del giardino Dio ha detto: “Non ne dovete mangiare e non lo dovete toccare, altrimenti morirete”… >>

E su questa frase possiamo osservare ciò che avremmo dovuto capire fin dalle prime lezioni di catechismo.

Ovvero che il primo bugiardo che vediamo nella Bibbia è proprio il dio veterotestamentario che la dottrina vorrebbe essere creatore dell’universo, onnisciente e onnipotente.

Già… bugiardo… poiché in sostanza minacciò di morte Adamo ed Eva qualora si fossero arrischiati a nutrirsi del frutto dell’albero della conoscenza.

Eppure sappiamo che essi mangiarono di quel frutto e certamente non morirono, svelando quindi la menzogna del dio, del potere, a cui si erano affidati e il quale richiedeva da parte loro una cieca e dogmatica obbedienza.

Inconsistenti sono anche le tesi teologiche in risposta al quesito in questione secondo le quali dio non avrebbe mentito poiché Adamo ed Eva effettivamente diventarono mortali dopo aver mangiato del frutto dell’Albero della Conoscenza. In primo luogo queste giustificazioni risultano inconsistenti in quanto in nessun passo precedente si può evincere la presunta creazione immortale di Adamo ed Eva, in secondo luogo poiché se anche così fosse non avrebbe avuto senso la proibizione di nutrirsi del frutto dell’albero della Vita per ottenere la vita eterna.

Tralasciando il termine plurale che lascia presupporre una pletora di soggetti ‘divini’ che popolavano l’Eden biblico leggiamo infatti sempre in Genesi

<<… Il Signore Dio disse allora: “Ecco, l’uomo è diventato come uno di noi, conoscendo il bene e il male! Ora facciamo si ch’egli non stenda la sua mano e non prenda anche l’albero della vita così che ne mangi e viva in eterno!”. … >>

Ed è inquietante infine oltre all’idea di questo dio bugiardo quella di un dio che punisce in modo cosi violento un atto sì di disobbedienza e di ribellione, ma contro una autorità, seppur divina, che voleva l’uomo restasse nella condizione di ignoranza, senza poter godere della “conoscenza”, così da potere essere più facilmente manipolabile dalla “Fede”.

<<… Allora il Signore Dio disse al serpente: “Perché hai fatto questo, maledetto sii tu fra tutto il bestiame e tra tutti gli animali della campagna: sul tuo ventre dovrai camminare e polvere dovrai mangiare per tutti i giorni della tua vita. Ed io porrò ostilità tra te e la donna tra la tua stirpe e la sua stirpe: essa ti schiaccerà la testa e tu la assalirai al tallone”.

Alla donna disse: “Moltiplicherò le tue sofferenze e le tue gravidanze, con doglie dovrai partorire figliuoli. Verso tuo marito ti spingerà la tua passione, ma egli vorrà dominare su te”.

E all’uomo disse: “Perché hai ascoltato la voce di tua moglie e hai mangiato dell’albero, per il quale ti avevo ordinato: “Non ne devi mangiare: Maledetto sia il suolo per causa tua. Con affanno ne trarrai il nutrimento, per tutti i giorni della tua vita. Spine e cardi farà spuntare per te, mentre tu dovrai mangiare le erbe dei campi. Con il sudore della tua faccia mangerai il pane, finché tornerai alla terra, perché da essa sei stato tratto, perché polvere sei e in polvere devi tornare”… >>

Paradossalmente fu quindi proprio il serpente a dire la verità ai due metaforici simboli dell’umanità tutta.

<<… Ma il serpente disse alla donna: “Voi non morirete affatto! Anzi Dio sa che nel giorno in cui voi ne mangerete, si apriranno i vostri occhi e diventerete come Dio, conoscitori del bene e del male”.

Allora la donna vide che l’albero era buono da mangiarsi, seducente per gli occhi e attraente per avere successo; perciò prese del suo frutto e ne mangiò, poi ne diede anche a suo marito, che era con lei, ed egli ne mangiò… >>

Fin dalle prime righe della Bibbia quindi conosciamo un dio veterotestamentario crudele, vendicativo, bugiardo. Ma la cosa che dovrebbe fare ulteriormente riflettere è che questo dio risulta persino avere timore della sua propria creatura “a immagine e somiglianza…” che cerca di limitare per impedire che diventi “esattamente come…”.

Cosa che invece proprio il serpente cercherà di realizzare. Serpente il quale disse la verità all’uomo relativamente al significato e alle conseguenze del frutto dell’albero della conoscenza, inducendo nell’uomo un atto di disobbedienza civile come diremmo oggi, attraverso il quale l’Uomo vincendo l’ignoranza della fede nella quale il dio veterotestamentario voleva costringerlo, ottiene, oltre alla conoscenza una maggiore libertà ed emancipazione… Libertà ed emancipazione che però pagherà a caro prezzo.

Disobbedienza e ribellione che comunque hanno caratterizzato tutti i grandi cambiamenti positivi che l’umanità ha ottenuto nel corso dei millenni. E’ innegabile infatti che ogni successo ottenuto dall’uomo in campo tecnologico, sociale, politico, economico, scientifico e religioso sono state grazie alla volontà di alcuni di opporsi e ribellarsi allo status-quo accettato dalla maggioranza delle persone come realtà dogmatica e incontrovertibile.

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